Qualche anno fa avevo un problema che non sapevo nemmeno di avere: dicevo sempre sì. A un cliente che chiedeva una modifica dell’ultimo minuto, a un collega che spostava una scadenza sulle mie spalle, a un capo che aggiungeva un altro “piccolo” task a una lista già piena. Dicevo sì, e poi mi arrabbiavo in silenzio.
Ho iniziato a leggere qualcosa sull’assertività dopo un episodio banale: un progetto rimandato tre volte perché non avevo mai detto chiaramente “questa scadenza non è realistica”. L’ho scoperta tardi, ma l’ho scoperta.
L’assertività è un approccio del tutto diverso dalla mera realizzazione delle proprie esigenze. Consiste nel far sapere agli altri, in modo sicuro e diretto, che cosa si vuole e che cosa non si vuole. (tratto da “Come essere assertivi in ogni situazione”, uno dei libri che mi ha aiutato di più su questo).
La comunicazione assertiva non è essere gentili né essere duri. È dire le cose in modo diretto, senza calpestare l’altro e senza calpestare te stesso. La differenza rispetto a prima, per me, è stata smettere di pensare “non posso dirlo, potrei ferire qualcuno” e iniziare a pensare “posso dirlo con rispetto, per me e per l’altro”.
Come comunicare in modo assertivo, in pratica
Non è una lista di frasi da imparare a memoria. È un cambio di abitudine, e come tutte le abitudini richiede ripetizione in situazioni reali, non solo teoria.
Un esempio concreto: se un collega ti chiede una relazione entro fine mese e sai che i tempi non torneranno, la versione assertiva non è “va bene, ci provo” (che poi diventa un problema tuo), e non è nemmeno un secco “non ce la faccio” buttato lì. È qualcosa come: “Capisco l’urgenza, e voglio aiutarti. Realisticamente riesco a consegnarla per il 5, non prima. Ti va bene?”. Diretto, ma non aggressivo.
La tecnica del “disco rotto” mi è servita più volte: ripetere la propria posizione con calma, senza cedere e senza alzare i toni, quando l’altro insiste. Non serve inventare scuse nuove ogni volta. Basta restare fermi su quella vera.
E se la persona che ho davanti è aggressiva?
Qui ho imparato a mie spese che rispondere “calmati” peggiora quasi sempre le cose. Suona come un ordine, e nessuno si calma perché glielo dici tu.
Quello che funziona meglio è descrivere quello che vedi, non giudicarlo: “Mi sembra che tu ti stia arrabbiando, c’è qualcosa che ti sta dando fastidio?”. Sposta la conversazione dal conflitto al problema vero.
Il linguaggio del corpo conta quanto le parole, forse di più: un tono fermo, una postura aperta, senza incrociare le braccia o alzare la voce. Le stesse frasi, dette con un tono diverso, arrivano in modo completamente diverso.
Non ho ancora imparato a farlo bene in ogni situazione. Capita ancora, oggi, di accorgermi a posteriori che avrei potuto dire una cosa in modo più diretto e meno remissivo. Ma la differenza rispetto a qualche anno fa è che almeno me ne accorgo, e la volta dopo ci provo meglio.
Questo articolo tocca uno dei temi del Modello delle 10 Aree — approfondisci qui: Strategia di Comunicazione.


