Ad agosto ho preso una decisione su Foodlearn: FoodMagazine, la parte editoriale del progetto, cambia rotta. I contenuti sulle tipicità bergamasche portavano visite, ma su un tema vicino a quello giusto, non su quello giusto. Foodlearn serve a una cosa sola: aiutare qualcuno a trovare un corso di cucina in presenza. Il magazine parlava di casoncelli e polenta taragna. Chi cerca la ricetta della polenta taragna non sta cercando un corso di cucina. Quindi ho ristretto il campo e ho spostato le energie altrove. Racconto qui il ragionamento per intero, perché fa parte del build in public di questo progetto.
Cosa stavo affrontando
Foodlearn è nato per mettere insieme un’offerta frammentata. Il lavoro iniziale era mapparle e renderle raggiungibili da un unico posto.
Fatta quella mappatura, mi sono ritrovato con la domanda che frega: di cosa parlo adesso, ogni giorno? La risposta comoda è stata aprire un magazine sulle tipicità del territorio. Argomento ricco, infinito, piacevole da scrivere. E infatti ha funzionato, nel senso sbagliato: ha iniziato a portare lettori interessati alle ricette tradizionali, non alle scuole.
Per mesi ho letto quei numeri come un segnale positivo. Traffico che sale. Peccato che fosse traffico su un pubblico diverso da quello che a Foodlearn serve davvero.
Come ho capito di aver sbagliato il posizionamento
L’ho scritto già ad agosto, in un post e nella newsletter: il magazine sulle tipicità era una deviazione. Le cause le ho messe in fila. La prima è la noia dopo la mappatura, con la mossa giusta che sarebbe stata allargarmi ad altre città e invece è stata allargarmi ad altri temi. La seconda è il calendario editoriale che a un certo punto comanda al posto del posizionamento e ti porta verso quello che è più divertente da pubblicare. La terza è che con un sistema di agenti AI puoi eseguire qualsiasi idea in fretta e questo rende tutto più facilmente accessibile, anche le scelte sbagliate.
Il punto che mi interessa qui è più semplice di tutte le cause. Un contenuto che porta la persona sbagliata sul sito è un costo, anche quando le metriche sembrano buone. Occupa tempo, occupa il calendario, sposta l’attenzione. E crea l’illusione di stare crescendo.
La decisione: ri-orientare, a prescindere da tempo e budget
Ri-orientare non vuol dire fare più contenuti. Vuol dire tagliare quello che tira nella direzione sbagliata e tenere solo quello che accompagna verso i corsi. Le tipicità restano solo dove sono funzionali all’obiettivo e non distraggono. Su quel filone farò un ragionamento a parte, con calma, non adesso.
Una cosa che mi tengo stretto di questa scelta: vale anche in un mondo senza vincoli. Se avessi tempo illimitato e budget illimitato, ri-orienterei lo stesso. Non è una decisione presa perché sono di corsa o perché devo risparmiare. È che un magazine che parla d’altro non avvicina nessuno a un corso di cucina, e nessuna quantità di risorse cambia questo.
Mi sembra la parte più importante del discorso. Le scelte di posizionamento che dipendono solo dal budget si ribaltano appena il budget cambia. Quelle che tengono anche senza vincoli sono quelle su cui puoi costruire.
Le tre mosse che ho già fatto
Per non lasciare la decisione sulla carta, ho mosso il progetto nella direzione coerente con quello per cui è nato: aggregare corsi, città dopo città.
Ho allargato la ricerca a Brescia. Sul sito adesso ci sono i corsi di Bergamo e quelli di Brescia. È il tipo di espansione che avrei dovuto fare mesi fa, invece di aprire il magazine.
Ho fatto creare a Claude un aggregatore. Con più di una città, serve un modo per tenere tutto in un unico posto e farlo trovare. La conseguenza probabile è che la home del sito cambierà, perché la struttura attuale è pensata per una città sola.
Ho avviato la ricerca su Milano. I risultati sono molti e la pubblicazione è prevista per ottobre.
C’è anche un dettaglio minore che non conta come risultato: ho rimesso in ordine l’ambiente AI sul Mac dedicato a Foodlearn. Mi ha dato ordine mentale, niente di più, nessun guadagno di velocità.
Cosa mi aspetto ora
Nell’immediato mi aspetto che i numeri di traffico peggiorino, o almeno cambino faccia. Se smetto di inseguire le ricette, perdo i lettori che venivano per le ricette. È il prezzo previsto, e va bene così.
Quello che voglio vedere crescere è un’altra cosa: persone che arrivano su Foodlearn cercando un corso e trovano quello che serve, in più città. Il segnale buono per me sarà quello, non il totale delle visite.
Sul mio blog personale, intanto, l’unico tema che porta lettori reali è proprio questo: il racconto di Foodlearn mentre succede, con gli errori dentro. La newsletter di agosto sullo stesso argomento ha aperto al 70%, il dato più alto degli ultimi tempi. Prendo anche questo come conferma che raccontare il processo, deviazioni comprese, è più utile che raccontare un caso già ripulito.
Non so ancora se ristringere il campo basterà a far decollare Foodlearn. È presto per dirlo, e la parte difficile, farsi trovare da chi cerca un corso, è ancora quasi tutta davanti. Ma almeno adesso il progetto sta correndo verso la sua meta, e non verso quella più vicina.



